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15/05/2013

È meglio il pomodoro biologico o a km 0?

Approfittando della conclusione dei primi incontri del progetto "Menu amici del Pianeta", vi proponiamo una piccola “bussola” per orientarci nel mondo dell’alimentazione sostenibile. Infatti, dagli incontri organizzati ci siamo accorti che regna un po’ di confusione sui concetti di biologico, km 0, gruppi di acquisto solidale (GAS) e così via. È meglio un pomodoro biologico spagnolo o un pomodoro coltivato dietro casa dal nostro agricoltore di fiducia? E se l’agricoltore non usa solo prodotti naturali cosa devo pensare? Insomma, cerchiamo di fare chiarezza:

Agricoltura biologica: esclude l'utilizzo di prodotti sintetici e di organismi geneticamente modificati, promuovendo la biodiversità e la naturale fertilità del suolo. Gli alimenti biologici sono certificati, anche se molti produttori scelgono di non richiedere la certificazione perché comporta un procedimento lungo e burocratico. Potrebbe capitare, andando a fare i vostri acquisti in cascina, di sentirvi dire che i prodotti non sono biologici perché sprovvisti di certificato, ma che non vengono utilizzati prodotti sintetici. Conoscendo da vicino l'agricoltore, capirete perché ha intrapreso questa strada e quale sia il suo impegno per l'ambiente.

Km 0, filiera corta: fare la spesa "saltando" alcuni passaggi della catena di distribuzione alimentare, direttamente in cascina o tramite i GAS. Questo meccanismo permette ai piccoli agricoltori e allevatori di rimanere in piedi, assicurando loro un guadagno appropriato e scongiurando la logica al ribasso della grande distribuzione.  L'espressione Km 0 fa anche riferimento al trasporto ridotto delle merci dal punto di produzione fino al piatto, cosa che riduce la quantità di inquinanti emessa. Per chi acquista, c’è un vantaggio in più: sapere esattamente da dove arriva il prodotto, sviluppando un rapporto di fiducia e di conoscenza diretta con l'agricoltore/allevatore.

GAS: gruppi di persone che decidono di riunirsi e acquistare i prodotti insieme, dividendo così  i costi di trasporto e gli incarichi dell'organizzazione della spesa. Al contrario di altri tipi di gruppi, i GAS mirano non solo a far risparmiare denaro, ma anche a sostenere agricoltori/allevatori locali, progetti sociali e valori amici dell’ambiente

Cucina sostenibile: scegliere prodotti locali, km 0 e biologici, ma non solo. Significa anche mangiare meno carne (per l'elevato inquinamento atmosferico che comportano gli allevamenti), scegliere prodotti che hanno comportato un ridotto uso di acqua ed energia, scegliere il pesce "giusto" derivante da pratiche di pesca sostenibili. Insomma, cucinare sostenibile è una questione di attenzione alle proprie scelte da "consumatore" e il progetto "Menu amici del Pianeta" aiuta ad approfondire questi concetti, anche on-line.

Orti condivisi, orti urbani, community garden, city farms: il fenomeno degli orti urbani è in grande espansione a livello mondiale, indice di una necessità diffusa di “sporcarsi le mani” e ritrovare il contatto diretto con la terra e con il cibo. Non meno importante, il fenomeno ha anche peculiarità educative significative: concetti semplici come capire come si fa il formaggio, da dove vengono le uova o ammirare la crescita di una piantina contribuisce a costruire consumatori più attenti e amici del pianeta. 

In definitiva, non è possibile dare una risposta univoca alle domande che ci siamo posti all’inizio. Crediamo che il mix giusto tra tutte queste possibilità dipenda da tanti fattori, anche molto personali. Dove si vive, come ci si muove, disponibilità economiche, quali sono i nostri piatti preferiti. La cosa importante è avere la consapevolezza che le nostre scelte d’acquisto hanno un impatto sull’ambiente; di conseguenza, dobbiamo cercare di fare il possibile per ridurlo.

Per sapere quando si terranno i prossimi corsi Menu amici del Pianeta, seguiteci su Facebook e Twitter. Nel frattempo, potete scaricare il programma dei corsi da qui.