Torna al Blog
17/09/2014

Civette, rospi smeraldini e ricci: gli abitanti delle Rotaie Verdi

Si è concluso lo studio naturalistico lungo le Rotaie Verdi, studio che ha portato a risultati tanto interessanti quanto, per alcuni aspetti, inaspettati. 

Lo studio ha indagato la potenzialità dell’area del progetto in termini di ricchezza di specie animali e vegetali. Lo scenario che ne è emerso è stato il punto di partenza per formulare proposte di gestione delle fasce ferroviare e per costruire progetti volti al mantenimento della funzionalità di questo corridoio ecologico.

 

IL VERDE DI… ROTAIE VERDI

I risultati dello studio evidenziano una ricchezza, soprattutto floristica, maggiore del previsto. All’interno dell’area di studio sono presenti 368 specie vegetali, che corrispondono a ben l’80% del totale delle specie presenti nel Comune di Milano, una percentuale davvero molto alta se pensiamo a quanto sia ridotta l’area in questione. A testimonianza del carattere ormai mondiale di Milano e della valenza della ferrovia come mezzo di trasporto di semi e piante, sono state trovate specie provenienti da tutti i continenti, così come piante autoctone di grande pregio naturalistico.

 

UCCELLI, ANFIBI E MAMMIFERI

Anche lo studio degli uccelli ha riservato delle belle sorprese. Sono state osservate ben 51 specie, di cui 19 che utilizzano le aree ferroviarie per la nidificazione e 12 che sfruttano l’area di studio come tappa durante il periodo della migrazione. Quest’ultimo aspetto ha sorpreso non poco e apre a una modalità di fruizione delle Rotaie Verdi che non ci aspettavamo, quella di punto di osservazione per bird-watcher. 

Lo studio degli invertebrati ha mostrato la presenza sporadica di specie indicatrici di una buona qualità dell’ambiente, mentre lo studio della comunità dei rettili ha rilevato l’abbondanza di animali a sangue freddo come il biacco e il geco. Le pozze dello scalo di San Cristoforo ospitano addirittura una popolazione di rospo smeraldino. 

I mammiferi rilevati sono stati invece pochi, soprattutto minilepri e ricci. Questo risultato è figlio della scelta di non utilizzare trappole “a morto”, ma di posizionare soltanto fototrappole: in questo modo sono stati raccolti dati solamente su mammiferi di piccole e medie dimensioni. Tuttavia, la presenza tra gli uccelli di specie non volatrici anche piuttosto grandi come il fagiano lascia pensare che lo scambio di biodiversità esista lungo la ferrovia, rafforzando l’opportunità di utilizzare gli scali per evitare che il corridoio diventi una trappola ecologica.

 

PROPOSTE DI GESTIONE 

Questa descrizione naturalistica ha permesso di evidenziare non solo le discontinuità della fascia, ma anche di individuare alcuni accorgimenti gestionali (ad esempio: limitare il numero di sfalci annuali o modificare le tipologie e le quantità di diserbanti e anticrittogamici) e progettuali (ad esempio: il posizionamento di aree umide temporanee o meno, la creazione di macchie di arbusti, la preferenza per specie autoctone) da portare in sede di redazione di linee guida per il miglioramento della biodiversità. 

Le linee guida per la gestione della fascia sono ora al vaglio dei tecnici di RFI in modo che le proposte finali non minaccino la sicurezza dei trasporti e delle strutture ferroviarie. Tuttavia, lo studio avrà la possibilità di proporre una linea di azione che si possa facilmente adattare alle fasce di rispetto ferroviario in tutta Italia.