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12/06/2013

Il costo sociale delle emissioni di CO2 è il doppio di quanto stimato fin'ora

Il governo statunitense ha appena aggiornato le sue stime riguardo l’impatto delle emissioni di carbonio sull’economia. Secondo l’ultimo report di un gruppo di lavoro a diretto contatto con la Casa Bianca, i costi precedente stimati erano troppo bassi del 50-100% a seconda dell’anno preso in considerazione dalla stima.

Il rapporto fatto quest’anno per il presidente Obama definisce il “costo sociale del carbonio” come la stima dei danni causati dalle emissioni di anidride carbonica espressa in dollari. La stima prende in considerazione gli impatti sulla salute, sull’agricoltura, sull’ambiente e sul clima. In questo modo è possibile calcolare i benefici reali di una riduzione delle emissioni di gas serra.

I numeri di cui stiamo parlando riflettono con maggior cura e precisione la realtà dell’impatto del carbonio in diversi scenari. Cos’’è cambiato rispetto ai precedenti scenari? Per esempio, molti esperti pensano che l’aumento del livello dei mari comporterà danni economici maggiori. 

Queste nuove stime con ogni probabilità porteranno a misure più stringenti per limitare le emissioni di CO2 negli Stati Uniti. Per esempio, nella realizzazione di nuove infrastrutture energetiche basate su fonti fossili (centrali a carbone, oleodotti…) questi nuovi numeri permetteranno di calcolare in maniera più reale l’impatto sull’ambiente e il loro costo rispetto ai benefici. 

Non solo; misure di efficientamento energetico e  sfruttamento delle rinnovabili dimostreranno ancora di più la loro sensatezza prendendo in considerazione questi numeri aggiornati. Ultimo ma non ultimo, questi numeri smontano un tema caro a chi vuole mantenere l’attuale mix energetico basato sulle fonti fossili, ovvero che le fonti rinnovabili hanno un effetto nefasto sulla crescita economica. In realtà è esattamente il contrario. Speriamo che anche l’Europa e l’Italia facciano tesoro di questi numeri.

Il rapporto al presidente Obama può essere scaricato cliccando qui.

Fonte: www.thinkprogress.org